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La proposta di una legge quadro sui servizi

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La proposta di legge sui Servizi rappresenta sin dal 2014 un obiettivo mai venuto meno per ANIP-Confindustria. Il progetto mira a colmare un gap legislativo che, allo stato attuale, è causa di ingenti perdite economiche per le nostre imprese, tali da minarne la capacità di espansione e l’operatività nel complesso segmento dei servizi integrati. Come noto – nell’attuale sistema degli appalti – registriamo e stigmatizziamo da anni il fenomeno dalle aggiudicazioni al massimo ribasso, dalle offerte anomale che abbassano la qualità dei servizi resi, riflettendosi altresì sulla collettività e sui lavoratori le cui condizioni non possono che peggiorare laddove si continui con tale pratica.

Il progetto di una legge quadro mira a: delineare il perimetro del comparto dei servizi di «facility», «facility management», «global service» e «city global» spingendo verso una migliore qualificazione dei servizi resi e incrementando la qualità e l’innovazione tecnologica nel settore; definire la «carta di identità» delle imprese operanti nel comparto, le quali svolgono un’importante funzione di sostegno alle pubbliche amministrazioni e alle imprese, dando risposta alle sempre maggiori esigenze di esternalizzazione e razionalizzazione di detti servizi propri sia della committenza pubblica, sia della committenza privata; dare la giusta dignità a un settore che, anche in un momento di grave crisi e recessione economica – e non solo – come l’attuale, continua a garantire, incrementandoli, lavoro e occupazione e a produrre ricchezza per il « Sistema Paese ».

Obiettivi:
 favorire la maggiore liberalizzare i servizi di gestione degli immobili;
 razionalizzare le procedure ad evidenza pubblica secondo princìpi di riduzione dei costi e di semplificazione delle pratiche amministrative;
 favorire lo sviluppo di occupazione regolare e contrastare il lavoro nero; 
tutelare le imprese nelle ipotesi di ritardo nei pagamenti dei corrispettivi;
 favorire l’ordinato sviluppo del settore.

Il progetto prevede anche degli strumenti tesi ad arginare gli effetti infausti provocati dall’annoso problema del ritardo nei pagamenti: questione questa peraltro strettamente connessa con le problematiche afferenti all’accesso al credito, particolarmente sentite dalle imprese del settore. In tale ambito da un lato, soprattutto a beneficio dei lavoratori, è prevista una vera e propria forma di responsabilità solidale delle stazioni appaltanti (committenti pubblici) in caso di omesso versamento da parte degli appaltatori e dei subappaltatori delle retribuzioni e dei contributi previdenziali dovuti ai propri lavoratori per l’esecuzione dell’appalto – cercando, peraltro, con ciò di uniformare sul punto la normativa vigente per i committenti pubblici a quella in vigore per la committenza privata; dall’altro lato si introduce un’apposita disciplina per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese di settore, tenendo in debita considerazione sia che tali imprese sono labour intensive, sia la circostanza che le medesime imprese (proprio per la tipologia di servizi prestati e, quindi, a differenza di quelle operanti, ad esempio, nel settore dell’edilizia e della mani- fattura) non hanno a disposizione i beni e, più in generale, gli asset abitualmente ritenuti idonei dal mercato creditizio ai fini della concessione del credito.

Infine, un ulteriore ambito di inter vento prioritario si è delineato in relazione alla previsione di disposizioni in tema di formazione professionale nel settore di interesse. In particolare, si segnala la proposta di istituire uno specifico indirizzo per i percorsi di studio degli istituti professionali nonché, a livello regionale, appositi corsi di formazione professionale.
 La legge stabilisce con chiarezza cosa si intenda per servizi di Facility. In particolare, le definizioni di facility, servizi di facility, facility management, global service e city global o facility management urbano costituiscono il punto di partenza per una migliore qualificazione dei servizi resi ai fini dell’incremento della qualità dei servizi resi anche attraverso un sempre maggiore ricorso all’innovazione tecnologica nel settore nonché per la «tipizzazione» delle relative forme contrattuali.
 Con riferimento all’ambito di applicazione oggettivo è stata integrata la definizione di servizi di facility management già contenuta nelle norme UNI, prevedendo espressamente le singole tipologie di servizi di facility disciplinati dalla proposta di legge. In tale contesto, si segnalano, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, i servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili e di impianti, di progettazione e costruzione interventi di riqualificazione e manutentivi tesi anche al risparmio e all’efficientamento energetico, di pulizia, di illuminazione e di sicurezza.

Alla luce delle novità normative sopraggiunte in materia di Appalti, ANIP-Confindustria vuole ulteriormente migliorare la proposta di legge sui Servizi, ma soprattutto avvierà un percorso di dialogo con i soggetti coinvolti e con il Governo, per concepire un provvedimento utile, efficace e sempre più puntuale. Ideale culmine di tale percorso virtuoso, viene individuato da ANIP – Confindustria nella possibilità di attribuire una Delega ad hoc per i Servizi da parte del Governo, così da sancire – a livello politico e istituzionale – l’acclarata importanza che il settore riveste nel sistema economico italiano.

Accountability e fair competition

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  1. I contratti per i servizi agli immobili delle Pubbliche Amministrazioni, in particolar modo quelli di grande rilievo, anche quelli aggiudicati mediante Convenzioni o Accordi Quadro dalle Centrali di Committenza, sono stati negli ultimi anni oggetto di una dannosa e insostenibile competizione da parte di molte imprese, favorita da bandi al massimo ribasso, mal redatti da alcune stazioni appaltanti poco qualificate.
  2. Forte è il rischio di inquinare la fase della competizione con accordi collusivi e la fase dell’esecuzione contrattuale con le pratiche illegali volte a far quadrare i conti delle offerte insostenibili. E spesso si assiste comunque alla crisi aziendale dell’Impresa fornitrice.
  3. Questi contratti presentano enormi complessità e la verifica dei risultati effettivamente raggiunti in fase di esecuzione contrattuale richiede specifiche professionalità, speciale strumentazione e fondi a bilancio, di cui normalmente le PA non dispongono.
  4. Inoltre, le recenti rincorse a inspiegabili ribassi nelle offerte di gara, sono alimentate dalla consapevolezza che i controlli in sede di esecuzione contrattuale saranno nulli, scarsi, oppure – peggio – particolarmente esposti a indebite pressioni su risultati non facilmente misurabili dalla Pubblica Amministrazione e neppure dagli ordinari organi preposti al controllo amministrativo delle forniture.
  5. L’impatto sulla qualità dei servizi (pulizia degli uffici, scuole, caserme, tribunali, ecc.) è spesso notevole innalzando i rischi per la salute pubblica, diventando addirittura letale nel caso delle pulizie ospedaliere.

La risoluzione deve coinvolgere le Imprese e la Committenza pubblica, a vantaggio del sistema economico, dei cittadini della legalità.

  1. Le Imprese si devono impegnare sul campo dell’accountability, tracciando le origini e le responsabilità interne di ciascun risultato, associandovi le relative responsabilità individuali e le conseguenti politiche meritocratiche.
  2. Il Sistema della committenza pubblica deve rendere impossibile barare in sede di offerta, disponendo verifiche obbligatorie, per i contratti sopra 5 milioni di
euro, da parte di soggetti terzi (organismi di ispezione certificati e/o soggetti pubblici qualificati), dei risultati effettivamente raggiunti dalle forniture di grande rilievo, finanziati dal costo della stessa fornitura e dalle penali applicate agli inadempienti.

Economia circolare e Industria 4.0, binomio strategico per il Facility Management

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Quanto pesa l’innovazione del settore dei servizi? Quanto potrà aiutare le nostre aziende nel percorrere il necessario sentiero della Sostenibilità? In un settore labour intensive come il FM, considerata la centralità del fattore umano, le risposte a questioni così ampie non sono facili, tantomeno immediate. Eppure Life 2018 vorrà dare il proprio contributo al dibattito, scandagliando i temi di un quanto mai attuale «4.0». Innovazione come ‘macro tema’ che si innesta nel percorso dell’economia circolare, dell’Iot, della sostenibilità ambientale: LIFE 2018 vuole contribuire alla ‘costruzione’ di un Facility Management che punta all’eccellenza, sempre più ‘smart and green’ ed efficiente sotto il profilo delle risorse energetiche.

La sostenibilità ambientale è un aspetto da tenere in considerazione, codificato nella normativa europea, sia in quella nazionale: grazie ai criteri Ecolabel Ue adottati dalla commissione Europea, vengono affrontati i principali impatti ambientali legati ai servizi di pulizia. Le aziende certificate Ecolabel Ue che offrono questi servizi potranno dimostrare la loro ‘eco-efficienza’ partecipando alle gare degli appalti pubblici ‘verdi’, i cosiddetti Green public procurement (Gpp). Con l’etichetta europea verrà anche attesto l’impegno delle imprese per il benessere e la sicurezza dei propri dipendenti, dando la garanzia di una riduzione di esposizione alle sostanze tossiche; la priorità sarà data a prodotti per la pulizia con etichette di tipo ISO I (14024) come il marchio Ecolabel Ue, Nordic Swan e Blauer Engel. In questo modo nella gara di affidamento dell’appalto il prezzo non più l’elemento principale di differenziazione, dal momento che aver cura degli aspetti sociali e ambientali sta diventando un orientamento di visione generale.

Interesserà all’ampia schiera di aziende fornitrici, ed al comparto nel suo insieme, anche il tema dell’’Impronta ambientale dei prodotti, previsto dall’articolo 21 della Legge 221/2015, e denominato “Made Green in Italy”. Per prodotti Made Green in Italy si intendono i prodotti Made in Italy che presentano prestazioni ambientali pari o superiori ai benchmark di riferimento, la valutazione delle quali è effettuata secondo il metodo PEF (Product Environmental Footprint, metodo che determina l’impronta ambientale di un prodotto).
 Gli aspetti normativi arrivano a compimento in un fase molto avanzata della Ricerca Italiana in tema di sostenibilità e circolarità. A tal proposito non possiamo che salutare con interesse le ricerche del mondo accademico messe a disposizione della aziende, anche nel comparto dei servizi. Oggi è possibile valutare il grado di sostenibilità e circolarità di un azienda, veri e propri ‘tool’ che consentono una analisi veloce e puntuale, orientata a quantificare in maniere concreta i vantaggi (sia ambientali sia economici) di soluzioni ‘circolari’ raffrontate a procedure ‘classiche’ e non circolari.

Non mancherà, in LIFE 2018, il grande tema dell’Impresa 4.0 destinata ad avere un forte impatto nel mondo del Facility. A partire dai lavoratori che dovranno essere formati all’uso di nuovi strumenti tecnologi, sempre più connessi alla rete grazie alla quale controllare le prestazioni per essere più efficienti e a minor impatto ambientale.

Il tema dell’innovazione ci consentirà di fare il punto sul mondo del Facility ai tempi del Cloud, ma per essere davvero efficace, avrà bisogno di un nuovo approccio culturale anche da parte dei nostri manager.

Una rete di imprese per il facility management in Italia

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Uno dei principali input che ANIP vuole offrire al variegato mondo dei Servizi integrati, è lo stimolo a valorizzare il network di imprese che esiste intorno al Facility, una filiera vastissima che, oggi, pare quanto mai slegata e perciò bisognosa di consapevolezza e di testare nuovi percorsi per la propria espansione nel mercato.
Un sistema a rete dove le imprese imprenditori si impegnano a collaborare al fine di accrescere, sia individualmente che collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività, senza perdere la propria autonomia, centralità, storia e identità.

Da quali soggetti/istanze è composta la rete dell’impresa dei Servizi?

Vorremmo, infatti, che oltre alle aziende che erogano il servizio, si mettesse in risalto il ruolo irrinunciabile di fornitori e distributori, così come quello delle molte figure impegnate nella consulenze tecniche o legali in relazione alla progettazione di servizi e partecipazione alle gare d’appalto.
Vogliamo definire quanto sia vasto il network dei Servizi, e come ogni tassello sia funzionale e irrinunciabile, con l’obiettivo di valorizzare il singolo e la filiera, affinchè il comparto sia sempre più solido e maturo per una attività di tipo industriale.

Molti sono gli ambiti che riguardano direttamente un sistema organizzato come rete di imprese, tra i principali:

  • Qualità e formazione
  • Risorse Umane e Amministrazione – Acquisti e forniture
  • Ricerca Sviluppo e Innovazione – Marketing
  • Export ed Internazionalizzazione

Così come numerose sono le opportunità:

  • 
mettere a fattor comune le conoscenze dei singoli stimolando l’innovazione (di processo e di prodotto);
  • favorire l’integrazione di filiera, sia in verticale sia in orizzontale tra tutti i partner della rete;
  • 
aggregare insieme anche aziende localizzate in territori lontani e di settori diversi valorizzandone le interazioni, generando risparmi di scala e migliorando la qualità del bene/servizio realizzato;
  • favorire e potenziare la visibilità delle aziende in Rete;
  • 
migliorare il rapporto con il sistema finanziario;
  • presentare ai clienti un’offerta più completa (offerta integrata di Rete);
  • contare su maggiore capacità produttiva, maggiore capacità di investimento e la maggiore capacità innovativa;
  • ottimizzare la gestione di aspetti organizzativi strategici (ad es. welfare).

Reti eccellenti vengono premiate tramite vantaggi e agevolazioni per esempio in ambito confindustriale.
Il successo e i vantaggi raggiunti in un sistema a RETE è ben descritto nel ‘REPORT SULLE RETI DI IMPRESE IN ITALIA’ di Confindustria relativo al primo semestre 2018, che indica:

  • totale reti d’impresa: 4.776 – 85% di reti-contratto – di cui +458 contratti di rete registrati nella prima metà del 2018.
    Il tasso semestrale di crescita del fenomeno risulta pari a +10,6%;
  • totale imprese in rete: 29.803, di cui +6.451 imprese nel primo semestre 2018.

    Con riferimento al focus sui dati territoriali e settoriali, nel primo semestre dell’anno la crescita ha interessato pressoché tutti i territori italiani, seppure con una velocità differenziata in alcune aree (in particolare nel Lazio, Umbria, Molise e Campania);
  • i principali settori economici in cui le imprese stipulano contratti di rete sono l’agricoltura (21%) e la manifattura (20%), seguite da commercio e costruzioni (9%), mentre i contratti di rete relativi ai servizi stentano a partire.